Recensione – “Il corpo del testo. Elementi di traduzione transfemminista queer” di Laura Fontanella

Titolo: Il corpo del testo. Elementi di traduzione transfemminista queer

Autrice: Laura Fontanella

Editore: Asterisco Edizioni

Pubblicazione: Dicembre 2019

 

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Inizio questa recensione parlando della materia che mi ha cambiato la vita: Letterature Comparate. Incontrate al mio primo anno di università, mi hanno aperto la strada verso i gender studies, i queer studies, il femminismo, la ricerca delle radici per andare verso il futuro di una società diversa. Per questo avrò sempre un’eterna gratitudine per la professoressa Ernestina Pellegrini, due volte mia relatrice di tesi, per aver offerto ai suoi studenti un vasto panorama di autori, teorie e studi. Addentrarmi nello studio di Letterature Comparate per me fu come trovare il pezzo mancante che finalmente dava senso al puzzle della mia esistenza.
Faccio questa premessa per spiegare che la traduzione e gli studi di genere sono un argomento per il quale ho mantenuto amore e interesse negli anni. Insomma, ho messo gli occhi su questo libro di Laura Fontanella appena ne è stata annunciata la pubblicazione, perché prometteva di portarmi in territori conosciuti ma con una nuova prospettiva.
Direi che ha mantenuto la promessa.

C’è, c’è stato, può esserci, dovrebbe esserci, un legame fra traduzione e transfemminismo queer? Il libro di Laura Fontanella fa luce sulla storia di questa connessione. Si parte dal passato, ci si inoltra nel presente, si ipotizzano strade per il futuro.
“Tra gli strumenti che hanno permesso al patriarcato di sopravvivere per tutti questi secoli – e di conservare il proprio potere – il linguaggio è tra i più potenti e performanti”, queste le prime parole dell’introduzione: il linguaggio è territorio di battaglia, uno scontro feroce nel quale la traduzione può essere un’arma preziosa. L’autrice ce lo mostra partendo dai primi approcci femministi alla traduzione, con i gruppi di femministe canadesi negli anni Settanta e Ottanta e il tentativo di far emergere il femminile soppresso nei testi.
Si passa poi a un livello superiore, con l’esperienza transfemminista queer. Alla traduzione adesso è richiesto altro: superare la binarietà del “maschile” vs “femminile”, andare oltre barriere, limiti e definizioni. Immaginare una nuova realtà, si potrebbe dire, più libera e più rispondente alle numerose identità e soggettività.
Il libro esplora vari scenari: la traduzione dell’identità queer e del suo lessico, le difficoltà nella traduzione dell’androginia e la necessità di scardinare il genere nelle lingue sessuate, la resistenza alla censura, le traduzioni dei collettivi milianti, la necessità di uno sguardo intersezionale che non appiattisca le traduzioni a causa del retaggio coloniale di certe lingue e culture.
L’opera termina poi con un interessante resonconto dei laboratori di traduzione che l’autrice ha svolto in varie città italiane, avendo proprio come obiettivo centrale quello di proporre l’approccio transfemminista queer.

Quest’opera è importante e necessaria, nel panorama attuale delle pubblicazioni italiane su questi temi, e mi auguro che si continui a parlarne e che libri come questo aprano una strada, non solo verso la conoscenza di pratiche ed esperienze, ma verso un linguaggio e una cultura finalmente più liberi, capaci di rispecchiare le soggettività di tutt*.

Il libro è edito da Asterisco Edizioni, di cui vi ho parlato nel post di suggerimenti queer del 17 maggio.

 

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